Ernia parastomale: classificazione e riparazione

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L’ernia parastomale è un’ernia incisionale che si forma accanto a uno stoma, dove l’intestino attraversa la parete. La riparazione si fa con una rete — la sutura diretta è sconsigliata dalle linee guida — e le tecniche che lateralizzano l’ansa (Sugarbaker, sandwich, Pauli, rete con funnel) hanno recidive più basse della tecnica keyhole.

L’ernia parastomale è la complicanza più frequente della confezione di uno stoma: l’apertura creata nella parete per far uscire l’intestino si allarga progressivamente e il contenuto addominale si spinge accanto all’ansa. La frequenza reale è alta: nelle serie con controllo radiologico sistematico supera il 30% già a un anno — nel gruppo di controllo dello studio randomizzato Chimney del 2024 era il 37% a 12 mesi — e cresce con la durata dello stoma.

Schema in sezione della parete addominale con uno stoma e la sacca di ernia parastomale accanto al tragitto dell'ansa
L’ernia parastomale: il difetto si apre nella parete accanto al tragitto dell’ansa stomale.

Le classificazioni

La descrizione delle ernie parastomali ha una storia lunga: anatomica quella di Rubin e Devlin (1985), clinico-radiologica quella di Devlin e Kingsnorth (1998), più articolata quella di Gil e Szczepkowski (2010). Il riferimento attuale è la classificazione dell’European Hernia Society del 2014, nata per uniformare la reportistica e alimentare il registro europeo EuraHS: due sole variabili, il diametro massimo del difetto (soglia 5 cm) e la presenza di un’ernia incisionale concomitante.

Tipo EHSDiametro del difettoErnia incisionale concomitante
I≤ 5 cmAssente
II≤ 5 cmPresente
III> 5 cmAssente
IV> 5 cmPresente

A ciascun tipo va aggiunta la lettera P (ernia primitiva) o R (recidiva dopo una precedente riparazione). Le linee guida EHS del 2018 ne raccomandano l’uso nella ricerca e nella pratica, pur ricordando che nessuna classificazione dell’ernia parastomale è stata finora validata clinicamente: la classificazione guida la descrizione, non ancora la scelta della tecnica.

I principi generali della riparazione

Le linee guida dell’European Hernia Society (2018) fissano tre punti: la sutura diretta va evitata per l’alto tasso di recidiva (raccomandazione forte); nella riparazione laparoscopica è preferibile una rete senza foro rispetto a una rete keyhole; e in prevenzione, nella confezione elettiva di una colostomia terminale permanente, è raccomandata una rete profilattica sintetica non assorbibile.

La tecnica keyhole

È la più intuitiva: una rete intraperitoneale con un foro — o una fessura — al centro, che abbraccia l’ansa dello stoma come un colletto. Il punto debole è proprio quel foro: nel tempo tende ad allargarsi o a deformarsi, e l’ernia recidiva attraverso di esso. I dati aggregati più recenti (meta-analisi 2023) attribuiscono alla keyhole una recidiva del 24,1%; già la meta-analisi di Hansson del 2012 mostrava un rischio di recidiva significativamente superiore rispetto alla tecnica di Sugarbaker (odds ratio 2,3).

La tecnica di Sugarbaker

Descritta da Paul Sugarbaker nel 1985, è il riferimento storico: la rete intraperitoneale è senza foro e l’ansa dello stoma viene fatta decorrere lateralmente lungo il bordo della rete per almeno 5 cm, come in un tunnel coperto. La pressione addominale schiaccia l’ansa contro la rete invece che verso il difetto. La recidiva aggregata è circa il 9%; i punti di attenzione sono il contatto tra rete e viscere — che impone reti composite antiaderenziali — e la possibile angolazione dell’ansa.

La tecnica sandwich (Berger)

Proposta da Dieter Berger nel 2007, combina le due logiche in due reti sovrapposte: una prima rete antiaderenziale con apertura centrale di 1–1,5 cm attorno all’ansa (componente keyhole), e una seconda rete più ampia che lateralizza l’ansa sopra la prima (componente Sugarbaker). Nella meta-analisi del 2023 la tecnica sandwich ha la recidiva più bassa fra le tecniche laparoscopiche classiche (3,5%), a fronte di una morbilità riportata del 13,2%.

Schema comparativo delle tecniche keyhole, Sugarbaker e rete con funnel centrale attorno allo stoma
Tre logiche a confronto: la rete con foro (keyhole), la rete piena con ansa lateralizzata (Sugarbaker), la rete tridimensionale con funnel che guida l’ansa.

La tecnica di Pauli (TAR + Sugarbaker)

La riparazione descritta da Eric Pauli porta la rete nel piano retromuscolare invece che in peritoneo: dopo l’adesiolisi — spesso condotta con assistenza robotica — si esegue una separazione posteriore dei componenti (TAR) e si sviluppa una tasca che supera di almeno 10 cm lo stoma lateralmente. L’ansa viene liberata completamente dal sacco erniario e lateralizzata in configurazione Sugarbaker tra i piani della parete; la rete (18–20 cm) occupa la tasca retromuscolare davanti alla fascia posteriore. Se la parete attorno allo stoma è danneggiata, lo stoma può essere rivisto o traslocato in sede. La recidiva riportata a medio termine è intorno al 5%; la tecnica non è indicata negli stomi su piccolo intestino con mesentere corto, dove la lateralizzazione è limitata.

La rete in PVDF con funnel centrale (Dynamesh IPST)

La logica keyhole rivista in chiave tridimensionale: la rete in polivinildenfluoruro (PVDF) ha un funnel centrale — un imbuto di 2 cm di diametro e 4 cm di lunghezza — attraversato dall’ansa, che viene guidata senza angolarsi; la calotta viene fissata alla parete per via intraperitoneale, di regola con doppia corona di punti a spirale, in configurazione detta «chimney». Esiste anche la variante IPST-R, con fessura prefabbricata a bordi rinforzati e funnel da 3 cm per adattarsi a un’ansa già confezionata.

I dati: in prevenzione, lo studio randomizzato Chimney (JAMA Surgery 2024) ha mostrato una riduzione dell’ernia parastomale TC-confermata dal 37% al 10% a 12 mesi; nella riparazione, una serie retrospettiva del 2024 (21 pazienti) riporta una recidiva del 4,8% a un follow-up medio di circa 22 mesi, e le serie urologiche sugli urostomi una recidiva del 7% a 29 mesi. Sono numeri ancora giovani, su casistiche piccole: vanno letti con prudenza.

Come si sceglie

TecnicaPiano della reteRecidiva riportataNota
Sutura diretta—ElevataDa evitare (linee guida EHS 2018)
KeyholeIntraperitoneale≈ 24%Semplice, ma il foro è il punto critico
SugarbakerIntraperitoneale≈ 9%Il riferimento storico
Sandwich (Berger)Intraperitoneale, doppia rete≈ 3,5%Morbilità più alta
Pauli (TAR + Sugarbaker)Retromuscolare≈ 5%Richiede la TAR; utile la robotica
Rete PVDF con funnelIntraperitoneale4,8% (serie iniziali)Il funnel guida l’ansa; dati giovani

La scelta concreta dipende dalla presenza di un’ernia incisionale associata (classificazione EHS tipo II e IV), dalle dimensioni del difetto, dal tipo di stoma e dalle condizioni del paziente, e va sempre fatta nella valutazione del singolo caso. Quando il difetto convive con un laparocele esteso, la riparazione si integra con le tecniche ricostruttive della linea mediana.

Domande frequenti

Cos’è un’ernia parastomale?

È un’ernia che si forma accanto a uno stoma: l’apertura nella parete creata per l’intestino si allarga e il contenuto dell’addome spinge accanto all’ansa. È la complicanza più frequente degli stomi permanenti.

Quando va operata un’ernia parastomale?

Quando provoca disturbi: dolore, problemi di adesione dei presidi, difficoltà nella gestione dello stoma, oppure complicanze come occlusione o strozzamento. Le ernie piccole e asintomatiche possono essere tenute sotto controllo.

È sicuro posizionare una rete vicino all’intestino?

Le reti usate vicino ai visceri sono costruite per questo scopo (materiale composito antiaderenziale o PVDF), e le tecniche retromuscolari come quella di Pauli evitano del tutto il contatto con l’intestino. Il tipo di rete dipende dalla tecnica scelta.

Fonti