La classificazione EHS delle ernie della parete
English version: The EHS Classification of Abdominal Wall Hernias →
La classificazione EHS è la lingua comune per descrivere le ernie della parete: distingue le primarie dalle incisionali, divide l’addome in cinque zone mediane (M1–M5) e quattro laterali (L1–L4) e gradua la larghezza del difetto (W1 sotto i 4 cm, W2 tra 4 e 10 cm, W3 oltre i 10 cm).
Proposta dall’European Hernia Society nel 2009 (Muysoms e coll.) e aggiornata nel 2014, la classificazione EHS nasce per rendere confrontabili i casi fra studi e registri: senza una descrizione condivisa di sede e dimensioni, ogni dato di recidiva o di complicanza resta difficile da interpretare. La pagina per i pazienti presenta le zone e i tipi di difetto in forma divulgativa; qui l’accento è sull’uso clinico.
Ernie primarie
Per le ernie primarie della linea mediana (epigastriche e ombelicali) la classificazione combina sede e diametro del difetto: small sotto i 2 cm, medium tra 2 e 4 cm, large oltre i 4 cm. La soglia dei 2 cm per l’ombelicale ha un peso pratico diretto: sotto di essa la letteratura discute ancora il ruolo della rete, oltre la protesi è raccomandata.
Ernie incisionali: le zone
I laparoceli vengono localizzati su una griglia: cinque zone mediane (M1 sottoxifoidea, M2 epigastrica, M3 periombelicale, M4 ipogastrica, M5 sovrapubica) e quattro laterali per lato (L1 sottocostale, L2 trasversale/fianco, L3 iliaca, L4 lombare). Un laparocele che occupa più zone va indicato con l’intero intervallo: la copertura protesica dovrà estendersi a tutte le zone dichiarate.
La larghezza del difetto
La larghezza, misurata sull’asse trasverso e idealmente confermata in sala operatoria, è graduata in W1 (<4 cm), W2 (4–10 cm) e W3 (≥10 cm). È il parametro che più guida la tecnica: nei W1 la discussione è tra sutura e protesi, nei W2 la protesi è standard, nei W3 la riparazione richiede quasi sempre un avanzamento dei tessuti (separazione dei componenti).
Come riportarla
Una dicitura come «laparocele M2–M4 W3» comunica in una riga sede, estensione craniocaudale e larghezza: chi legge sa già che la riparazione richiederà una tasca ampia e probabilmente una separazione dei componenti. La classificazione non valuta il contenuto del sacco, il loss of domain né le recidive precedenti: elementi da riportare a parte, insieme alla contaminazione attesa del campo e alla scelta del piano protesico.